____ 160 ____

I miei ricordi
di quella teoria di mattina,
quando le stelle dubitavano
e il sole scavava i minuti,
sono riposti dentro di te
non mi rimane che questa angoscia
salutare
e il tuo sorriso sgranato
come le foto al mare.
Ribaciami stanotte
che non ti aspetto,
che la mia solitudine ha esondato
Ribaciami stanotte
che ti amo
con incanto.

 

 
 

____ 159 ____

concerto muto 2

parole a vista
svolte
in metrica relativa
spuntano
da tutte le parti.

la parola sta lì
non ti dice niente
provi a leggerla
non si muove
provi a inquadrarla
non si ribella.

parola muta
senza se stessa
che le dica
chi è
e
che cosa ci faccia lì.

attacco
neurologico
in corso,
dislettura
intellettiva
che si materializza,
noia insipiente
che si insinua,
tutti i  sintomi
sono scritti
dove non dovrebbero essere,
attorno alla parola
ricevuta
ma non arrivata.

parola che parti
e
non sai dove andare
resta
- per favore -
a casa.

 

 
 

____ 158 ____

Il tuffatore

Mi affaccio
e guardo la roccia
alta
spigolosa
piena di punte e di rientranze.
Il mare è sotto.
Il suo suono
come un richiamo
più forte di ogni paura.
Salto.

 

 
 

____ 157 ____

apologia di libertà

stamattina
esco di casa
dal portone di casa
e faccio il primo passo
della giornata

un vigile mi ferma
e mi dice
no
non si può

e perchè?
checcè che non va?
sto solo andando
dal portone all’auto

no
non si può
prendersi assoluta
questa libertà
del primo passo

allora faccio
per tornare
anzi
senza capire
e faccio
il secondo primo passo
della giornata
ma verso indietro
verso il portone

no
non si può
prendersi assoluta
questa libertà
del secondo primo passo

allora cerco
di aggirare
il primo e anche il secondo
avanti e indietro
primo passo
e
salto di fianco
per togliermi
d’impasso

il vigile mi fa
male
col suo manganello
e
mi fa
uscire di testa
che non posso avere
la libertà assoluta
di aggirare
e
di saltare
la regola
ma posso prendermi
invece
una bella tegola
sul capo chino

da stamattina
sono libero
libero assoluto
di stare fermo e muto.

 

 
 

____ 156 ____

do di pancia

mi alzo insieme
col mal di testa

poca voglia di tutto

i muscoli stropicciati
si gonfiano di fatica
le lenzuola fanno pena
fradicie di pena
lasciata lì dalla notte

la sigaretta scoppia nel petto
acida e rancida
fa abbastanza schifo
pure lei
ma resta in bocca
è buona
la sua spiacevolezza

il cane guarda
e non giudica
sorride
finalmente qualcuno lo fa
e lo posso giudicare bene

acqua fredda
calda
fredda
occhiali scuri
dentifricio spazzolino
cappello di lana
e in cucina
pane salame una birra
il mondo sembra prendere sapore

suono muto
che esce dal profondo di me
seduto al tavolo alto
sulla sedia alta
di quella cucina
mai stato così in basso
come ogni volta digerisco

arrivi tu
e mi parli
tacendo
mi parli di gambe abbronzate
di seni assolati
di segni bianchi del costume
uniche parti
chiaramente
che violerei di te
per l’immacolata tentazione
che buttano lì
con sfacciataggine

il tavolo è troppo alto
per prendere ciò che chiama
e ti lascio andare
sotto la doccia
a te ci penserò più tardi

ora
è tempo di volare
da solo
in fondo al mare.

 

 
 

____ 155 ____

concerto muto

tu

 

 
 

____ 154 ____

E se non so più dove va a finire l’estate,
mi siedo su un fianco
e accarezzo il mio vivere incrinato,
poseidone che se ne va prima della luce
e lo sbiadito incanto dei risvegli freddi.
L’assedio continua.

 

 
 

____ 153 ____

Così,
cade l’equilibrio immortale tra l’anima e il corpo.
Incantevole pianto chiuso nel petto
ho pena per te.

 

 
 

____ 152 ____

Era Agosto.

Pioveva, ma faceva molto caldo. L’accecante luce aveva lasciato posto al buio.
Avevo aperto gli occhi e vidi mia madre che dormiva.
Mi girai e vidi facce a me sconosciute.
Lui non c’era.
Era al piano inferiore che aspettava convinto di dover attendere ancora.
Fumava in modo nevrotico.
Il vizio era stato soppresso dall’ansia. Una sigaretta dopo l’altra, passi che consumavano il pavimento.
Ma lui non c’era.
Mi mancò fin da allora.
Era li fermo in trepidante attesa, convinto, preoccupato, nervoso, stanco.
Una porta si aprì e la sigaretta, ancora accesa, cadde a terra.
Con prepotenza guardò quell’uomo verde, ma senza parlare. Si mise a correre affannosamente per le scale. Aveva divorato i gradini come se non esistessero.
In scivolata arrivò in corridoio, ma mi vide di sfuggita.
Era arrabbiato, quasi deluso.
Si accese una sigaretta.
Nel frattempo fu raggiunto dai parenti, preoccupati.
Non parlò. Fermò il respiro. Fumò più di una sigaretta con inerzia.
Alla fine non ce la fece più.
Non curante di eventuali reclami entrò nella mia camera e si fermò d’istante. Mi vide. Ci guardammo. Ci volemmo bene subito. Si avvicinò. Mi sfiorò. Guardò mia madre. Mi baciò.
Poi d’improvviso uscì.
Si accese una sigaretta per scaricare l’angoscia che lo tormentava e, questa volta, la gustò.
L’attesa era terminata.
Il dubbio sparito.
Ero nato.

 

 
 

____ 151 ____

Pirlacy
.
.
Per pirlacy (/ˈpɪɹləsi/) si intende comunemente il diritto dell'individuo
di consentire che, col pretesto della privacy (/ˈpɹɪvəsi/), vengano approvate
leggi volte, tra l'altro, ad impedire una adeguata e libera informazione
del medesimo.