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Bianco e nero.
Ma anche azzurro.
Nei giorni neri, il pensiero fa male.
È una bolla d’aria che sale verso l’alto nel pantano del risveglio.
Poi si rompe e comincia a piovere, silenziosamente, in piccoli coriandoli di dolore.
Nei giorni bianchi, il pensiero è uno schermo lucente.
Sventola come il bucato appena lavato, steso al sole di un cortile segreto.
E sono corse a perdifiato in corridoi di lino e capriole nell’erba alta e giravolte e capogiro.
A volte, mi capita di pensare che i pesci hanno una memoria di 7 secondi.
In una vita lunga quanto un cerino che brucia, non c’è spazio per i giorni neri, né per quelli bianchi.
Restano 7 istanti azzurri e chissà che bei pensieri.
Peccato, se rinasco pesce, non avrò tempo di pensarci.




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Giro di vita.

Le strade familiari, i cieli di piombo, l’odore di cannella, le case che ho vissuto, i gatti neri.
La gente di cui non ricordo il nome, il dialetto di mia nonna, l’autocritica.
I giudizi sottovoce, il film muto della pianura lungo la A14, le finestre socchiuse contro tutto quel mare, i libri impilati e mai letti.
La rassegnata accettazione della pioggia, a piedi fino a San Luca, scucirsi di dosso la delusione, i cambiamenti.
Chiedere scusa e non crederci, l’apnea, una barricata di bugie, perché un giro di bassi basta a strizzarmi il cuore?
Le bici originali degli anni ‘70 mica quelle che ti spacciano per, sedersi a tavola e sentirsi a casa, 22 giugno in treno, la felicità che a volte ti coglie nel sonno.
La sfiancante certezza che non sia ancora il momento, i vantaggi di una doppia vita per non parlare di una tripla, tornare a credere in qualcosa, è tempo di cambiare, ancora.
Svegliarsi sventolando su una spiaggia, le scarpe lasciate sul pontile, il suono delle sartie, quanta inutile da zavorra di cui liberarsi.
Sbagliare con consapevolezza, disfare le valigie, aprire una vecchia scatola, non chiudere mai con il passato.
Il senso di possesso, le mani in faccia, il silenzio sfrontato come un urlo in chiesa, il carisma di pochi, i riccioli biondi di mia sorella, non so altro di lei, ridatemela.
Le albe allucinate, la punta rossa della sigaretta, le lenzuola sporche di rabbia, le cose che cambierei se solo.
La noia, l’entusiasmo, la noia.
I film in lingua originale.
Il mare in sala da pranzo.
Tu che mi conosci ma non mi sai.