Sembra una poesia ma è solo dura prosa
Io non credo Signore Io non ho mai creduto Però se mi rivolgo a te è perché qualcosa provo E non so cosa Ma so che da solo non potrei Non potrò Io non credo Signore E non sono educato E ti saluto con ossequio quando sto male Ma quando sto bene non ti penso Io non dubito Signore Che la mia vita sia tutta una prova Che non supererò facilmente E che mi lascerà segni indelebili Io non vivo Signore Se non per soldi, se non per oggi Io non giudico Signore Chi sta meglio né chi sta peggio Io valuto E non sono felice, perché non sei equo. In questa vita non lo sei, no. Se poi un’altra c’è lo scoprirò. Ma oggi, oggi io non posso avere fede. Perché io non credo Signore. Che tu domani mi faccia un regalo. Io corro Signore, Io penso Signore, Io lavoro Signore, Io soffro Signore. Io sono Signore e se dovessi vivere in funzione di quello Che domani potrebbe essere, ma anche non essere, dovrei farlo senza pensare, senza ragionare, senza lavorare, Solo Sperando. Io spero Signore.
Ma rimman’ aggià magnà. E non c’è troppo tempo per pregare. Perché troppi sono i fatti che Consentono, prima e di più, di maledire! Io, vedi, Signore. Devo pagare telefono, luce, acqua, gas, immondizia, casa, prima e casomai seconda. Autostrada, medici, benzina! Io Signore, sto meglio dei senzatetto, sto meglio di chi vive nelle favelas, sto meglio dei palestinesi, sto meglio di mezzo mondo. Ma sto male perché penso e penso che tu…se ci sei, non potrai restituirmi tutta la giustizia che mi hai tolto. Nemmeno se fossi immortale. Perché io morirò e ti maledirò per tutti i problemi che mi ha dato. E meglio per te se non avrò un’altra vita, perché se dovessi averla, la trascorrerei a cercarti, per farti un culo così! Ora se tutto puoi, premurati di sparire per il giorno in cui io capirò che ci sei davvero, perché quel giorno sarà triste per te come tutti i giorni della mia vita messi insieme! Vaffanculo Signore, e se hai qualche emissario sulla terra non mi meraviglierei se mi chiedesse la tassa di utilizzo di fede impropria! Poi Signore, avendo fede, io ti ringrazio di non aver fatto di me un bambino della sierra leone che scava diamanti, un barbone che vive di stenti, un eroinomane, un mafioso, un corrotto, un perverso, una merda della società. Se però ti devo ringraziare per questo allora la fede è: stare nella cacca ed essere felici di non restare soffocati, senza pensare che c’è chi la cacca se la fa pulire dalla colf che tratta come una schiava e che non ha nemmeno sensi di colpa. Se questa è la prima vita che devo vivere Signore, la seconda vorrei farla da miserabile, sapendo però che la mia famiglia sarà sana, che viva bene e che io non possa permettermi nulla ma che loro possano tutto. Non come te, sia chiaro, ma tutto quello che in una vita aiuta per dare quella sensazione di caduca felicità! Perché io oggi non sono felice e non so se la mia famiglia lo sarà domani! E tu, che se ci sei sai che penso, lasci che tutto scorra e che i delinquenti senza morale siano i miei superiori! Bella cazzo di fede che devo avere! O per questo tu mi dai una figlia nana? Perché se così fosse sei ancor più un pezzo di merda..cancella la mia seconda vita perché se ti trovo ti faccio rimpiangere la tua onnipotenza! Che tanto oggi di onnipotenti ne abbiamo abbastanza! Se il viaggio parte così dall’inferno… in paradiso Beatrice fa i pompini per una comparsata! O forse è tutto affidato al caso, allora si che la fede sarebbe solo un oggetto da negozio di gioielli! E vaffanculo pure al prete!