____ 73 ____

Mi ricordo

mi ricordo il bagno alla sera
l’asciugamano bollente
il profumo del borotalco
mi ricorda mia madre

mi ricordo la discesa in bicicletta
la riga verde del prato che sfugge
il muro in fondo che sta lì
me lo ricorda una cicatrice

mi ricordo gli uomini correre
il fumo dei lacrimogeni
l’orologio perso nella fuga
il fiato spinto nella foga
la polizia
i capelli delle donne
correvano anche loro
i capelli, intendo
perchè le donne è chiaro che correvano
non c’era da fare
c’era solo da scappare via

mi ricordo la nebbia del bar
la saracinesca abbassata
il piano din din
che suonava da solo, mi sa,
che il pianista chi se lo ricorda
ubriachi tutti
di gioia di amore di sesso
di stare lì e non altove

mi ricordo in bianco e nero
la finestra aperta
la guerra fuori
varsavia fuori
lei china su di me
io pronto a morire

mi ricordo camminare nel fango
nella neve
nella pioggia
nel vento
nella più bella libertà
che il sole possa illuminare

mi ricordo la lentezza di salire
la sveglia nel rifugio
l’odore della branda e della coperta
i ramponi e il ghiaccio
il sole lassù, quaggiù e pure qui
il brucio sulla faccia
e la velocità discesa
sdraiato sul sacco della spazzatura

mi ricordo l’automobilina a pedali
la casa senza colore
il corridoio lungo
lo scarafaggio sul cofano
l’urlo
lo schianto sullo stipite della cucina

mi ricordo che ti ho vista dal balcone
alzare lo sguardo
abbassare la guardia
che ho visto il tuo viso sorridere nel buio pesto
mentre facevi l’amore
a me
e solo a me, facevi l’amore

mi ricordo camminare sopra il molo
sopra il mare
senza meta se non la sua fine
una canzone in testa
gli scarponi in mano
uno zaino un sacco a pelo un’arma
fumo una sigaretta e poi vengo

mi ricordo insegnarti a parlare
a camminare
a correre ridere sognare
a essere donna
a essere uomo
a essere tu

mi ricordo la doccia al mattino
il gusto del vapore
il rasoio il pennello le barzellette
il sorriso
mi ricorda mio padre

mi ricordo

mi ricordo
che proprio ora
devo andare.

 

 
 

____ 72 ____

Non credo

suppongo
che tu creda in te stesso

sarebbe strano
altrimenti
un dio
che non creda in dio

ma scusa
supponiamo che tu creda in me
in quanto tua creatura
e che anche io
creda in me
in quanto mia creatura

ma
non creda in te
in quanto creatura tua e non mia

come la metteremmo
a questo punto?

sarei più credibile di te?
perchè siamo in due a credere in me?

e uno solo a credere in te?

non è male
la teoria
però

anche se
secondo te
questo sarebbe male

altro è il bene
secondo te

ma questo è quello
che credi tu
e che non credo
io
e dunque
la teoria resta mica male

secondo te
mica male
equivale a
mica bene?

cioè
basta dire
mica
e tutto si uniforma
conforma
appiattiforma?

comunque
la farò breve
leggi qua:

dio crede in dio
quindi
crede in se stesso.
quindi
chi crede in se stesso
è come dio

io credo in me stesso.

sono io dio?

caspita,
chi l’avrebbe mai creduto

mica io
e mica tu.

 

 
 

____ 71 ____

Manca poco.
Alla fine di un primo tempo, a che la pioggia smetta, all’estinguersi degli occhi tuoi di brace, della sigaretta.
Manca poco che tutta la città si rabbui come gli occhi degli scontenti, come questo sorriso perfetto che un giorno sarà denti e polvere di cristiano, d’ateo, agnostico, ebreo e musulmano.
Manca poco al cadere della sera, all’arrivo della primavera, a questo caldo inusuale che rende ridicoli i ghiacciai.
Non c’è più tempo per aspettare, per collegarsi e per decidere quale strategia, quale tecnologia, il popolo da fottere e quello d’ammansire.
Vedi? Avevo fatto scorta di watt per i tempi bui, ma tutti quei discorsi e quelle informazioni mi hanno confuso e disarcionato ed ora resto con la bocca aperta, che manca poco che la chiuda.
Manca poco, sì, all’eclissi delle iridi, alla fine dell’oppio, alla rivolta dei popoli che aspettavano pane e giustizia.
Manca poco all’estinzione di ogni tipo di energia, al seccarsi per sempre della terra, della lingue, delle bocche, delle fauci.
Manca poco alla fine dell’emergenza, all’inutilità del carburante.
Manca poco al silenzio quello grande, disorientante. Alla resa del firmamento, alla futilità del malcontento, alla rivolta celeste, al nero, alla fine dell’azione e del motore, al nulla spazio temporale, manca poco e finiremo in un lampo, senza né gloria né annunciazione, senza benedizione, senza scampo.
Manca poco alla cancellazione della storia nel vuoto orrido dell’ovvio.
Io sono qui e nemmeno vado, ma continuo a pedalare e prego e impreco e non mi aspetto nulla.
Che il padreterno diventi Madre, almeno per un momento, dando la possibilità a questo mondo, di rinascere con o senza pentimento.

 

 
 

____ 70 ____

Sembra una poesia ma è solo dura prosa

Io non credo Signore Io non ho mai creduto Però se mi rivolgo a te è perché qualcosa provo E non so cosa Ma so che da solo non potrei Non potrò Io non credo Signore E non sono educato E ti saluto con ossequio quando sto male Ma quando sto bene non ti penso Io non dubito Signore Che la mia vita sia tutta una prova Che non supererò facilmente E che mi lascerà segni indelebili Io non vivo Signore Se non per soldi, se non per oggi Io non giudico Signore Chi sta meglio né chi sta peggio Io valuto E non sono felice, perché non sei equo. In questa vita non lo sei, no. Se poi un’altra c’è lo scoprirò. Ma oggi, oggi io non posso avere fede. Perché io non credo Signore. Che tu domani mi faccia un regalo. Io corro Signore, Io penso Signore, Io lavoro Signore, Io soffro Signore. Io sono Signore e se dovessi vivere in funzione di quello Che domani potrebbe essere, ma anche non essere, dovrei farlo senza pensare, senza ragionare, senza lavorare, Solo Sperando. Io spero Signore.
Ma rimman’ aggià magnà. E non c’è troppo tempo per pregare. Perché troppi sono i fatti che Consentono, prima e di più, di maledire! Io, vedi, Signore. Devo pagare telefono, luce, acqua, gas, immondizia, casa, prima e casomai seconda. Autostrada, medici, benzina! Io Signore, sto meglio dei senzatetto, sto meglio di chi vive nelle favelas, sto meglio dei palestinesi, sto meglio di mezzo mondo. Ma sto male perché penso e penso che tu…se ci sei, non potrai restituirmi tutta la giustizia che mi hai tolto. Nemmeno se fossi immortale. Perché io morirò e ti maledirò per tutti i problemi che mi ha dato. E meglio per te se non avrò un’altra vita, perché se dovessi averla, la trascorrerei a cercarti, per farti un culo così! Ora se tutto puoi, premurati di sparire per il giorno in cui io capirò che ci sei davvero, perché quel giorno sarà triste per te come tutti i giorni della mia vita messi insieme! Vaffanculo Signore, e se hai qualche emissario sulla terra non mi meraviglierei se mi chiedesse la tassa di utilizzo di fede impropria! Poi Signore, avendo fede, io ti ringrazio di non aver fatto di me un bambino della sierra leone che scava diamanti, un barbone che vive di stenti, un eroinomane, un mafioso, un corrotto, un perverso, una merda della società. Se però ti devo ringraziare per questo allora la fede è: stare nella cacca ed essere felici di non restare soffocati, senza pensare che c’è chi la cacca se la fa pulire dalla colf che tratta come una schiava e che non ha nemmeno sensi di colpa. Se questa è la prima vita che devo vivere Signore, la seconda vorrei farla da miserabile, sapendo però che la mia famiglia sarà sana, che viva bene e che io non possa permettermi nulla ma che loro possano tutto. Non come te, sia chiaro, ma tutto quello che in una vita aiuta per dare quella sensazione di caduca felicità! Perché io oggi non sono felice e non so se la mia famiglia lo sarà domani! E tu, che se ci sei sai che penso, lasci che tutto scorra e che i delinquenti senza morale siano i miei superiori! Bella cazzo di fede che devo avere! O per questo tu mi dai una figlia nana? Perché se così fosse sei ancor più un pezzo di merda..cancella la mia seconda vita perché se ti trovo ti faccio rimpiangere la tua onnipotenza! Che tanto oggi di onnipotenti ne abbiamo abbastanza! Se il viaggio parte così dall’inferno… in paradiso Beatrice fa i pompini per una comparsata! O forse è tutto affidato al caso, allora si che la fede sarebbe solo un oggetto da negozio di gioielli! E vaffanculo pure al prete!

 

 
 

____ 69 ____

Tempo

un orologio.
fermo.

oh, era ora.

cosa c’è di più
duraturo
di un orologio
fermo?

è il tempo perfetto,
un orologio senza tempo

lancette
immobili
sguardo fisso
sorriso stampato
respiro calmo

è l’adesso
che dura per sempre.

la casa piena
di orologi
fermi.

e
finalmente
il tempo sta.

 

 
 

____ 68 ____

Il nulla parlando

“Cari Amici, la consultazione con i numerosi militanti ci obbliga all’analisi del modello di sviluppo. La tutela dell’organizzazione, ma soprattutto lo sviluppo continuo delle diverse forme d’attività psico-fisica determina il processo di ristrutturazione e di modernizzazione del sistema di formazione dei comparti che corrispondono alle diverse esigenze. I principi ideologici superiori ci indicano che la costante garanzia nella nostra attività d’informazione e di propaganda garantisce la partecipazione di un gruppo importante nella formazione delle nuove proposizioni”.
discorso di un consigliere regionale ai suoi elettori

Ma dove sta il giustiziere della notte col revolver quando serve!

 

 
 

____ 67 ____

Il mio quartiere ha angoli acuti.
E panettiere femmine.
I fruttivendoli sono maschi, così come i macellai che hanno guance irradiate di capillari ed occhi celesti presi in prestito ai maiali in fila per morire.
Il mio quartiere ha virate improvvise che svelano porzioni di cielo tanto intenso e cattivo da far pensare che siano i nostri ultimi cinque minuti.
E invece.
Invece ne avremo ancora di quarti d’ora assassini, di lancette piantate nel cuore da alfieri veloci e diagonali, noi otterremo giustizia, ma mai sarà quella che ci aspettavamo, ci sarà sempre una delusione in fondo al nostro fondo.
Questa è la storia dei nostri secondi, noi, che non vinceremo mai.
Ci vorrebbe una guerra.
Abbiamo visto, no, dico, abbiamo visto quegli occhi uscire da macerie?
E gli arti divelti e le t-shirt cinesi macchiate di sangue?
Quella donna urlava contro al cielo, ma di lei si notava solo il seno.
La telecronaca non possiede giustizia.
Piace solo quando qualcuno segna e qualcuno para, ma non quando si hanno in braccio i resti di quello che era un bambino.
Ci vorrebbe una guerra.
Il mio quartiere ha piazze e piccioni e gatti perduti e le loro foto segnaletiche e i loro nomi ridicoli che non verranno pronunciati mai più.
Il mio quartiere ha angoli bui dove baciarsi diventa impellente, quasi come pisciare quando non si trovano le chiavi di casa.
E ci baceremo ancora e ancora e la lingua troverà la sua soluzione, la sua temererietà, la sua traduzione.
E le gambe si apriranno, così come nuove opportunità.
Ci vorrebbe una guerra per capire quanto la pace sia necessaria.
E ci vorrebbero persone, invece di uomini e donne.
Ci vorrebbe un mondo di pensieri, non un mondo d’azioni.
Dio, fammi guardare in basso, che io, in alto, non sono capace di trovarti.

 

 
 

____ seisei ____

Nero Natale

e scendono in truppe
giù per la strada
sguainano a destra e a sinistra
sguardi sguaiati
occhi aperti
troppo
tanto
che sembrano
ipertiroidei o ipotiroidei
non mi ricordo qual è quello che gonfia le orbite
ma chi se ne importa
tanto hai capito lo stesso

e si muovono
a zig e zag e zot allungano lo sguardo e bramano
ed è buio
ma pesto
ma presto
facciamo presto
che se no
non resta niente per noi
che si pigliano tutto gli altri
come noi

e si scontrano fra loro
duri e fragili
come uova anatale
nessuno sta fermo
chi sta fermo muore
schiacciato da chi non sta fermo
i piedi zuppi di neve fradicia
fango bianco cappuccino
che schizza felice
lui sì
felice

e le braccia reggono
e le mani stringono
pacchi e sacchi
tutti diversi
che a mettere tutto dentro lo stesso sacco
nessuno ci tiene
che più sacchi hai
più babbo sei

e muoversi diventa
ancora più dura
eroi nella sera
avanzano
verso auto parcheggiate male
verso bagagliai ingordi

e rimaniamo
le auto gonfie
le tasche stropicciate
a guardare i danni che ci facciamo
a vicenda

tutto questo per una vera mera nera sera.

 

 
 

____ 65 ____

M o r r a

E mentre passeggio nelle variabili e negli imprevisti di una vita sciamana quasi passeggiassi in una necropoli ottomana, guardacaso mi perdono
Assolvo i miei loschi idoli e blandisco le scintille del mio monastero personale le ombre siamesi che gettano i miei due corpi, quello violato d’un tempo e quello integro di un tempo nuovo
Mi hai guardato con una domanda ed io ti risposto un po’ più tardi, con parsimonia e voluttà
Chiedere non è gentile
E allora ho snocciolato il mio komboloi celeste e ad ogni sfera un pianeta, ad ogni preghiera un quadrifoglio
Salva sono salva ed è merito del gioco e dell’amore:
carta batte sasso forbice batte carta

 

 
 

____ 64 ____

sgranchirsi gli occhi.

giornale di oggi:
pagina uno,
cronaca nera
eppure si parla di tutto.
pagina due,
cronaca nera
eppure si parla di politica.
pagina tre,
cronaca nera
eppure si commenta la politica di pagina due.
pagine a seguire,
cronaca nera
eppure si parla di cronaca,
cronaca rosa,
cultura
cinema
economia
finanza
sport.

non capisco:
si tratta di un nuovo modo di mettere ordine?