____ 281 ____

il titolo non serve.

l’uomo è disteso sul lettino
la schiena un poco rialzata
giusto perché il letto è sollevato lì
un tubo scende lungo il braccio
e finisce in un ago che
finisce nel braccio
il liquido cade a goccia a goccia
per la forza della gravità
della situazione
distilla un nulla destinato a perdersi
l’uomo ha gli occhi chiusi
quasi appoggiati su loro stessi
i capelli bianchi
ormai sparsi in modo disordinato
dove prima erano neri
dove prima erano sempre perfetti
il volto ha l’espressione
di un labbro stanco,
è curioso,
quel labbro cresciuto
sporge quasi proteso verso l’aria
fa tenerezza a ripensarci
quel grosso labbro
altro dell’uomo non si può vedere
la coperta copre il corpo
e forse non è importante
vedere altro
il figlio si avvicina
tocca la mano dell’uomo
con timore
con amore
due sentimenti che non dovrebbero convivere
non così vicini
può solo dirgli
papà
e una frase stupida
che contiene la loro vita insieme
le gambe dell’uomo si alzano si piegano
solo per un istante
ha sempre qualcosa di importante da dire
quell’uomo
il figlio capisce
e le gambe si piegano anche a lui.
tutto qui
non c’è altro da pensare
solo che le cose possono finire
senza finire mai.

 

 
 

____ 280 ____

scrivere e riscrivere

è vero
si può scrivere il passato
ma non riscriverlo,
non si può scrivere il futuro
ma si può riscriverlo.

e poi
che senso ha tutto questo
scrivere e riscrivere
in presenza del presente?

per dirla con parole scritte
perché passare il tempo
a scriverne e riscriverne un altro?

comunque
troppe domande
fanno male alle risposte.

e la vita sembra fatta di incertezze
di cui siamo sicuri
e farsi domande
di cui conosciamo la risposta
ci porta in un tempo che non abbiamo
e non ci riguarda, in fondo,
perché vissuto e vivibile
in un altro momento
da un altro noi.

scuso me stesso
per avere scritto
tutto questo poco pensiero
ma oggi non ho voglia
se non di leggere.

 

 
 

____ 279 ____

Aparole.

Le pagine bianche non mi sono mai piaciute.
Come certe facce.
Non sopporto il modo in cui mi fanno sentire.
Aspettano me perché qualcosa succeda e mi guardano senza tempo, senza pace, senza guerra.
Dipendesse da me, accetterei consigli da un muro di cartongesso, ascolterei le storie di una pozzanghera sul marciapiedi.
E invece no, sono sempre le persone a voler parlare.
Vivono serene sotto una diga di non detti, o sperperano interi patrimoni di parole.
Nel mezzo, c’è chi usa il suono dei propri passi o il modo in cui porta il cappello e mi fa inciampare nei miei pensieri in un modo che non so dire.
Forse era meglio nascere cani, meno ragione, più denti, meno giudizi, più fame.
Portare in giro il mio osso con orgoglio e nessuno me lo può toccare.
Fidarmi solo del mio naso che trova sempre la strada di casa.
Rotolarmi nel fango e poi a pancia all’aria sul tappeto migliore.
Oggi, senza parole, ho voglia di disubbidire.

 

 
 

____ 278 ____

l’uomo senza biografia

Un uomo scende lungo il prato
non ha un’età
non ha un colore
e non ha neanche la faccia,
i lineamenti sono piallati
è un uomo privo di razza.
Cammina verso qualcosa
chissà che cosa
e chissà come
visto che è un uomo che non tiene i piedi in terra
e che soprattutto non tiene proprio i piedi.
Ci sembra che trascuri di guardarci
ma forse è solo perché
non ha occhi per nessuno.
Con un gesto allontana una mosca
che resta proprio dov’era
considerato che l’uomo non ha mano
e non sa come gestire i gesti.
Lo vediamo passare
di fianco a noi,
di fianco al vuoto, penserebbe lui
se avesse qualcosa con cui pensare.
Lo vediamo ma, a dire il vero,
stringiamo la vista
per vederlo
perché, in effetti, non ha corpo.
E’ banale dirlo
ma qualcosa ci sfugge
in questa nostra specie di storia.

 

 
 

____ 277 ____

Riccioli

Gocciolano
come ultime gocce di miele
questi giorni d’estate,
riccioli di sogno nello scorrere lento del tempo,
e tornano antiche mai perse stagioni
e persino il dolore sembra oggi un necessario inganno
al riflesso luccicante dell’onda.
Porta il mio cuore
leggero il fardello di tutte le mani
che non strinsi
di tutte le bocche
che non baciai
e sorride sazio dell’ozio
e del nulla
e anela l’anima mia
alle note dolci dell’oblio.

 

 
 

____ 276 ____

…c’è stato chi ha avuto più di me,
eppure ha trovato il coraggio di regalare tutto agli altri,
ingoiando la scura notte,
scoprendosi profondo come il blu
e solo come il vento: alito di libertà che parte dal cielo
e si fa unico respiro con l’umanità intera.

Tratto da “un pensiero troppo grande, stamattina.”

 

 
 

____ 275 ____

97% (novantasettepercento)

97%. Io ne faccio parte.
Di quelli che un po’ se ne fregano dove devono andare.
O come andare.
Di quelli che non hanno troppi soldi per avventurarsi in deserti mossi da venti.
Quelli come me che le carte di credito sono ancora troppo da scoprire. Ed i conti correnti troppo rossi per essere ancora normalmente al verde.
97%.
Come quelli che si fanno ancora i panini alla mortadella e li incartano nella stagnola. Pensando che il viaggio è lungo. E lì dove si va forse è troppo caro mangiare in un ristorante. O dormire in un Hotel che abbia l’acqua calda o la televisione.
Quelli come me che vorrebbero un sacco di cose ma non riescono sempre. Anche perché non ci sono le condizioni per fare passi importanti. E soprattutto mezzi. O una famiglia ben salda dietro. O un telaio importante e gomme nuove.
97%.
Che non credono a Babbo Natale. Che non credono ai regali di nessuno…perche nessuno fa più regali.
E delle promesse…da mantenere assolutamente…e da non fare più.
Che non stanno lì tanto per scrivere due fesserie che chiamano Poesie.
Ma che in fin dei conti lasciano spazio a tutti coloro che in esse trovan conforto.
O l’arpiglio. Per aggrapparsi e andare avanti.
97%
Di coloro che ai figli regalano un sorriso. Che alla fine del mese contano i soldi per vedere se ci sono degli arretrati da pagare. O sperano che arrivi una telefonata ”importante” di qualcuno o di qualcosa. Che litigano con il proprio compagno o la propria compagna. Che soffrono in silenzio sfogliando una rivista e sognando un viaggio.
97%
Senza pensare che quel panino alla mortadella è una sensazione di godimento massimo. Che all’ora di pranzo, fermando il viaggio ad una pompa di benzina, ci si siede su un gradino. Ci si siede su un gradino e si guardano le macchine passare. Scartando la stagnola e facendo la pallina. Pensando a quant’è buono sto’ panino. A quant’è bella l’Harley. A quant’è bella questa giornata di nuvole.
97%
Che se non può resta a casa. E si accontenta di un po’ di elettricità virtuale. Che alle inaugurazioni e agli eventi si inventa una scusa e dice…non mi sento bene…oppure ho impegni. Che in realtà 50 euro o 100 euro sono troppe. E tanto mi compro la rivista da 5 euro e vedrò di tenermi aggiornato tra un mese. Cosi per non passare da ridicolo o indietro.
97%
Che piange delle proprie ambigue decisioni. Che non vede l’ora di avere un riscontro positivo. O di un lavoro. Che non ha vergogna di dire…. Non ci riesco questo mese. Che il Marocco o il Nepal sono solo due nazioni lontane. Che Daytona ha il nome di una macchina. E al Faaker c’è ancora tempo un anno.
97%
Come quelli che la chitarra non l’hanno mai suonata. E nemmeno il pianoforte. Però salutano tutti. E cercano di essere cordiali con la maggior parte delle persone. Che al suono di una campana si ricordano di quand’erano piccoli. E lo Spread ancora non sanno cosa cavolo sia. Tanto il mondo è dei grandi, dei furbi e degli specialisti.
97% io ne faccio parte.
E sono fiero di essere quello che sono.

 

 
 

____ 274 ____

In quel mio abbraccio
c’era il mio bacio che non hai voluto,
c’era la voglia di restare lì accanto a te,
c’erano le mie mani che volevano le tue,
i miei occhi che continuano a cercare i tuoi.
In quell’abbraccio c’ero io e c’eri tu.
In quell’abbraccio ci siamo noi.

 

 
 

____ 273 ____

essere dove non essere

l’uomo appoggia il mento sulla mano
chi lo guarda pensa che pensi
invece sogna
o immagina
che poi è forse la stessa cosa
la testa sa essere doppia
è lì e altrove
risponde a modo
ma in modo svogliato
ma preciso
immagina con la stessa precisione
qualcosa che non è
o forse non ancora
dipende, come sempre
dal quel che succederà che darà la risposta
farà la realtà
o farà lo stesso
dipende anche in questo caso
il sogno è veloce
come capita all’immaginazione
quando sogna
è un sogno fatto di carne
e di aria
non è un’aria che l’uomo respira
ma qualcosa che tocca
nella sua mente
che vaga in un posto che non c’è
cioè quel che si può chiamare
il domani prossimo
alla fine del tutto
gli rimane un sorriso
in fondo
quell’assenza dalla realtà
è già piuttosto interessante.

 

 
 

____ 272 ____

natale e quale

un bambino biondo,
grande no per niente
neanche per un’illusione,
in piedi sulla sedia
recita una poesia
che non sceglie e non sa,
indossa una camicia bianca
un maglione rosso
pantaloni grigi
corti fino al ginocchio
o lunghi fino a una caduta in bici, dipende
e hanno il risvolto
una cosa senza senso
senza un risvolto logico
ha calzettoni a quadri tipo scozzese
quadri rossi come le rotule,
sua madre ci tiene all’eleganza,
infine, anzi in basso, scarpe nere coi lacci,
recita a pappagallo
per i sorrisi aperti dei genitori
di parenti con ponti d’oro
e l’alito di chi è secco dentro,
se ne frega
non lo sa ancora ma se ne frega
della poesia e di tutto quanto
lo scoprirà è chiaro
gli anni dopo
quando di quella sera
gli resterà solo il ricordo
della paglia della sedia
sotto le suole con i lacci neri.