____ 163 ____

Dire cretinate

Mi è venuta
così
questa mattina
leggendo il giornale.

E ora
non riesco a resistere
devo dirla.

E ora
allora la dico:
“asino chi elegge”.

Ecco
l’ho detta
come un bambino delle elementari
al suo vicino di banco
come le ingenuità
che non sento più dire
pura ingenuità
che oggi
è considerata
male.

Ma me ne frego
e la dico
la mia ingenuità
stufo
dei politici ora
come stufo ero
della maestra
che mi insegnava solo a essere
un bravo scolaretto
che mai sono stato
e mai sarò.

“Asino chi elegge”
e scolaretto
sarai tu
e bravo
tientelo per te.

Io bigio
non vado più a scuola.

 

 
 

____ 162 ____

Il quadro e la nota

Il quadro e la nota.
La musica spezzata.
Come pentagramma sventrato dal ricercarsi… Su una base di pioppo morbido….
Una linea immaginaria che da un angolo di 90 gradi… Taglia distratta tutta la superfice fino ad un un angolo opposto… Come uno squarcio di nervosismo e cattiveria… Tra 5 linee e la chiave di violino… Solitaria e bella come il Sol.
Tra colori di nero…rosso e giallo…. Come occhio che vede attraverso l’immagine del suono.
Divisione tra la tonalita di colore e quella della musica espressa.
E le chiavi ballano intersecandosi e specchiandosi… Formando lettere stilizzate e farfalle leggere…..

Il quadro e la nota.
La musica astratta.
Che si dissolve in oblii di vetri senza riflessi. Opachi come il tempo buio che incombe sulla luce. A celar ogni ombra… A cancellar cornici e miti. Spegnendo la mia pupilla lucida affranta.
Come cenere che copre il colore.
Senza lacrime e senza dolore.
Solo apatia di un sogno che non si realizza.
Incompiuto.
Come la nostra esistenza.

 

 
 

____ 161 ____

sapessi

la mia vita
saprebbe
di meglio
se solo non
mi mordessi la lingua

oggi
ma anche pochi giorni
fa
mangiando un toast
prosciutto
formaggio
e tovagliolino
incollato al formaggio
è successo

non era la prima
volta
ma sarà l’ultima
stavolta

non mangerò
più
in quel poast


ci mangio troppo
di fretta
e non mi piace
ciò di cui sa

saprebbe
di meglio
se solo mangiassi
dal tuo piatto
ogni giorno
ogni toast
ogni voalt

l’amore
è per me
questo

mangiare
dal tuo piatto
mentre mi guardi
e mi sorridi
piena di fame

 

 
 

____ 160 ____

I miei ricordi
di quella teoria di mattina,
quando le stelle dubitavano
e il sole scavava i minuti,
sono riposti dentro di te
non mi rimane che questa angoscia
salutare
e il tuo sorriso sgranato
come le foto al mare.
Ribaciami stanotte
che non ti aspetto,
che la mia solitudine ha esondato
Ribaciami stanotte
che ti amo
con incanto.

 

 
 

____ 159 ____

concerto muto 2

parole a vista
svolte
in metrica relativa
spuntano
da tutte le parti.

la parola sta lì
non ti dice niente
provi a leggerla
non si muove
provi a inquadrarla
non si ribella.

parola muta
senza se stessa
che le dica
chi è
e
che cosa ci faccia lì.

attacco
neurologico
in corso,
dislettura
intellettiva
che si materializza,
noia insipiente
che si insinua,
tutti i  sintomi
sono scritti
dove non dovrebbero essere,
attorno alla parola
ricevuta
ma non arrivata.

parola che parti
e
non sai dove andare
resta
- per favore -
a casa.

 

 
 

____ 158 ____

Il tuffatore

Mi affaccio
e guardo la roccia
alta
spigolosa
piena di punte e di rientranze.
Il mare è sotto.
Il suo suono
come un richiamo
più forte di ogni paura.
Salto.

 

 
 

____ 157 ____

apologia di libertà

stamattina
esco di casa
dal portone di casa
e faccio il primo passo
della giornata

un vigile mi ferma
e mi dice
no
non si può

e perchè?
checcè che non va?
sto solo andando
dal portone all’auto

no
non si può
prendersi assoluta
questa libertà
del primo passo

allora faccio
per tornare
anzi
senza capire
e faccio
il secondo primo passo
della giornata
ma verso indietro
verso il portone

no
non si può
prendersi assoluta
questa libertà
del secondo primo passo

allora cerco
di aggirare
il primo e anche il secondo
avanti e indietro
primo passo
e
salto di fianco
per togliermi
d’impasso

il vigile mi fa
male
col suo manganello
e
mi fa
uscire di testa
che non posso avere
la libertà assoluta
di aggirare
e
di saltare
la regola
ma posso prendermi
invece
una bella tegola
sul capo chino

da stamattina
sono libero
libero assoluto
di stare fermo e muto.

 

 
 

____ 156 ____

do di pancia

mi alzo insieme
col mal di testa

poca voglia di tutto

i muscoli stropicciati
si gonfiano di fatica
le lenzuola fanno pena
fradicie di pena
lasciata lì dalla notte

la sigaretta scoppia nel petto
acida e rancida
fa abbastanza schifo
pure lei
ma resta in bocca
è buona
la sua spiacevolezza

il cane guarda
e non giudica
sorride
finalmente qualcuno lo fa
e lo posso giudicare bene

acqua fredda
calda
fredda
occhiali scuri
dentifricio spazzolino
cappello di lana
e in cucina
pane salame una birra
il mondo sembra prendere sapore

suono muto
che esce dal profondo di me
seduto al tavolo alto
sulla sedia alta
di quella cucina
mai stato così in basso
come ogni volta digerisco

arrivi tu
e mi parli
tacendo
mi parli di gambe abbronzate
di seni assolati
di segni bianchi del costume
uniche parti
chiaramente
che violerei di te
per l’immacolata tentazione
che buttano lì
con sfacciataggine

il tavolo è troppo alto
per prendere ciò che chiama
e ti lascio andare
sotto la doccia
a te ci penserò più tardi

ora
è tempo di volare
da solo
in fondo al mare.

 

 
 

____ 155 ____

concerto muto

tu

 

 
 

____ 154 ____

E se non so più dove va a finire l’estate,
mi siedo su un fianco
e accarezzo il mio vivere incrinato,
poseidone che se ne va prima della luce
e lo sbiadito incanto dei risvegli freddi.
L’assedio continua.